"Umberto ci dice che non è giusto morire così". Risuonano severe le parole del parroco nella chiesa gremita. Nel quartiere di periferia tra Castellammare e Pompei tutti hanno voluto dire addio al parrucchiere morto all'ospedale Ruggi. Venticinque gli indagati tra medici e infermieri dell'ospedale di Salerno in un'inchiesta della magistratura sulla morte di Umberto Schettino, stabiese con un negozio di parrucchiere a Pompei, che lascia una moglie e due figli. Un caso di malasanità che riecheggia più volte nell'omelia di don Michelangelo, dall'altare della chiesa di Santa Maria Goretti alle Fontanelle. "Ci sia verità e chiarezza sulla sua morte non per alimentare altro odio, ma perchè cose del genere non capitino mai più. E' il messaggio mio e di Umberto". Ribadisce il parroco unendosi alla volontà della moglie Carmela che all'indomani della morte del marito ha chiesto alla magistratura di chiarire tutto. Sospetti confermati dall'autopsia disposta dal pubblico ministero Roberto Penna, per una storia di dimissioni e cure sbagliate cominciata il giorno dell'Epifania e finita in tragedia l'11 gennaio. Ma dopo il monito per il sacerdote è il momento della tenerezza quando ricorda Umberto, noto per essere il parrucchiere di persone famose, ma amato per la sua semplicità. "Il suo sorriso era una finestra da cui ti potevi affacciare e vedere il cielo. Umberto, come Gesù, va via per restare" è la frase che il prete affida al cuore della moglie Carmela e dei figli Francesco e Catello nel giorno dell'addio.